martedì, Novembre 24, 2020

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Agriturismi in crescita grazie all’offerta sempre più completa

Istat: nel 2019 crescono sia il valore di produzione, sia il numero di aziende

È in ottima salute il settore italiano degli agriturismi, il valore di produzione nel 2019 cresce del 3,3% (1,5 miliardi) e il numero delle strutture del 4,1% (24.576), grazie all’aumento della domanda sia nazionale, sia estera (quest’ultima in particolare rappresenta il 58% del totale), e all’offerta sempre più qualificata (il 30,1% degli agriturismi consente ai propri ospiti di praticare almeno tre attività). Ormai la distribuzione di questo tipo di strutture è capillare, e questo conferma che sono diventate una caratteristica del tessuto produttivo del nostro Paese, e che contribuiscono in maniera fondamentale al bilancio di molte aziende agricole. Il 62,1% dei comuni italiani (4.958) ospita almeno un agriturismo e nel caso della Toscana si sfiora addirittura il 98%. È il quadro che traccia l’Istat nel Report del 2019 sulle Aziende Agrituristiche In Italia.

Il valore corrente della produzione di queste aziende nel 2019 supera gli 1,5 miliardi di euro, con una crescita del 3,3% rispetto al 2018). Il valore medio della produzione per azienda è al di sopra dei 61mila euro, e si va dai 21mila euro degli agriturismi delle Isole agli 83mila euro di quelli del Nord-est. La produzione economica è pari al 2,6% sul totale dell’intero comparto agricolo, un valore che di per sé non è molto elevato, ma bisogna considerare che il numero di agriturismi è ancora molto contenuto rispetto a quello delle aziende agricole (circa 1,5 milioni secondo l’ultimo censimento effettuato nel 2017).

Le Regione dove questo tipo di attività è più diffuso è appunto la Toscana (il 97,8% dei Comuni ospita almeno un agriturismo), ma si raggiungono percentuali elevatissime anche nell’Umbria (96,7%), nelle Marche (87,7%), in Trentino-Alto Adige (83,2%) e in Emilia-Romagna (82,3%). Ci sono poi 9 comuni che contano oltre 100 agriturismi, tutti tra Toscana e Trentino Alto Adige (Grosseto, Cortona, Castelrotto, Manciano, Appiano sulla strada del vino, San Gimignano, Montepulciano, Montalcino, Caldaro sulla strada del vino). Poi, le maggiori concentrazioni si hanno a Noto (71), Otranto (65) e Monzambano (28).

Il settore mostra un forte turnover, ma comunque nel corso degli anni il saldo tra le nuove aziende e quelle che cessano l’attività è sempre rimasto in positivo. Nel 2019, ogni 100 agriturismi chiusi, ne sono stati aperti 177. Nell’arco degli ultimi 9 anni, il tasso di attivazione medio è del 7,7%, quello di cessazione del 5,5%. L’età media degli agriturismi è di poco inferiore a 13 anni e oscilla tra gli 11 delle Isole e i 14 anni del Nord-est. In generale, il Report evidenzia che gli agriturismi che offrono altre attività – oltre a quelle canoniche della ristorazione e dell’alloggio – sono più longeve. Quella su cui si sta investendo maggiormente in questo periodo è la degustazione, il numero di attività che offre anche questa esperienza è cresciuto dell’84,8%. In aumento anche il numero di agriturismi che consente di praticare equitazione, trekking, escursionismo, mountain bike, osservazioni naturalistiche, corsi vari (29,4%). Cresce anche il numero delle fattorie didattiche, sono 1.715 (erano 1.516 nel 2018), il 7% del totale. E questo – secondo l’Istat – è legato anche a una maggiore sensibilità femminile. Le fattorie didattiche gestite da donne sono il 40,2% del totale, dato sensibilmente superiore alla media degli agriturismi (35%).

Per quanto riguarda le aziende a conduzione femminile, il numero rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2018: complessivamente sono 8.566, appunto il 35% del totale. Si registra però una forte crescita nelle Isole (8,2%) e in parte anche al Sud (+2,5%), che però viene compensata dai cali del Centro (-1,6%) e del Nord-est (-1,3%). Il Sud comunque si conferma l’area dove l’imprenditoria femminile è più diffusa, si arriva al 46,8%, contro il 37,9% del Centro e il 28,5% del Nord. Tra le regioni, in testa c’è la Basilicata (49,8%), seguono la Liguria (48,6%), la Campania (48,4%), l’Abruzzo (47,9%) e la Valle d’Aosta (47,5%).

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