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Airbnb, nonostante la pandemia, pronta l’entrata in Borsa

Il bilancio della piattaforma però non è così florido come si potrebbe pensare

E’ tutto pronto per la quotazione in Borsa di Airbnb: presentati i documenti all’autorità del mercato statunitense in vista della quotazione sul Nasdaq, il listino dedicato ai titoli tecnologici, è solo questione di giorni per l’ufficializzazione.

La presentazione dei documenti alle autorità finanziarie Usa ha permesso di scoprire aspetti interessanti legati alla società specializzata in affitti brevi, fondata a San Francisco 12 anni fa. La pandemia ha indubbiamente inficiato sugli introiti di quest’anno: i ricavi sono diminuiti del 32% a causa delle numerose cancellazioni per via dei lockdown in tutto il mondo.

La piattaforma di affitti ha dovuto quindi tagliare su 1900 dipendenti (circa il 25% del totale) riducendo molti degli investimenti in programma (tra gli altri anche nel settore cinematografico). Negli anni passati le casse della società vivevano comunque momenti altalenanti: nel 2019 il fatturato è cresciuto del 32% raggiungendo quota 4,8 miliardi di dollari ma si sono registrate perdite nette per 674 milioni, perdite di denaro sono riportate anche nel 2018 e 2017.

Quella di Airbnb è una storia di successo quindi ma con alcune cadute. Con 7,4 milioni di annunci gestiti e oltre 4 milioni di host in tutto il mondo rappresenta senza dubbio un’innovazione incredibile nel mondo dei viaggi pur non mancando delle critiche da parte di chi sostiene che gli affitti sulla piattaforma stiano spopolando i centri delle grandi città dai propri abitanti. La storia della società inizia quando i due fondatori, Brian Chesky e Joe Gebbia, compagni di classe della Rhode Island School of Design, affittarono un materasso. Da allora un successo dietro l’altro raggiungendo 54 milioni di ospiti che, nel solo 2019, hanno alloggiato in appartamenti gestiti dalla piattaforma.

Il business dell’azienda è stato messo in crisi, come tutto il settore dei viaggi, dalla pandemia, ma da San Francisco si dicono fiduciosi che presto si potrà tornare ai fasti di un tempo. Da Airbnb fanno sapere infatti che la domanda è in ripresa: il numero di notti e di esperienze prenotate resta comunque in calo: tra marzo e aprile il crollo è stato del 100% e adesso si sta registrando qualche timido segnale di ripresa pur restando la situazione indubbiamente preoccupante con un costante calo del 28% registrato nei mesi di luglio, agosto e settembre.

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