mercoledì, Gennaio 20, 2021

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Cerved, le PMI nel 2020 perderanno l’11% del fatturato

A rischio quasi 2 milioni di posti di lavoro

La crisi economica innescata dal Covid-19 colpirà duramente le piccole e medie imprese italiane che nel 2020 subiranno un calo del fatturato dell’11%, e il bilancio potrebbe addirittura peggiorare. Se il Governo deciderà per un nuovo lockdown, la contrazione potrebbe arrivare al 16,3%. La redditività lorda inoltre calerà del 19%. Inoltre, le imprese potrebbero “distruggere” 47 miliardi di euro di capitale, (il 5,3% delle immobilizzazioni); ma nella peggiore delle ipotesi la contrazione potrebbe arrivare a 68 miliardi di euro (il 7,7%). E’ lo scenario che disegna il Cerved, nella settima edizione del Rapporto sulle PMI, analizzando lo stato di salute di 131.758 piccole imprese e 26.810 medie aziende che complessivamente generano un fatturato di 1.54 miliardi di euro, e un valore aggiunto di 232 miliardi.

Come già successo nel 2009, le PMI taglieranno i costi operativi, soprattutto acquisti di materie prime e semilavorati, riducendo in maniera significativa anche i costi per i servizi. Nonostante il blocco dei licenziamenti, il Cerved sottolinea che le PMI ridurranno anche i costi del lavoro (in media del 12%), cercando di ricorrere il più possibile alla cassa integrazione. Tutto questo però non basterà a evitare una nuova e brusca caduta della redditività lorda.

La crisi in sostanza avrà forti ripercussioni sul mercato del lavoro: le imprese private – quindi non solo le PMI, ma anche i soggetti più grandi – complessivamente taglieranno 1,4 milioni di posti di lavoro entro la fine del 2021. Ma anche in questo caso i numeri sono destinati a peggiorare in caso di nuove chiusure: a rischio infatti ci potrebbero essere 1,9 milioni di posti di lavoro.

Le difficoltà delle PMI si sono fortemente concentrate durante la fase del lockdown, come emerge dal Payline, il database che analizza le abitudini di pagamento di oltre 3 milioni di imprese e consente di misurare lo stato di salute economico-finanziaria delle attività. La quota di fatture inevase è progressivamente cresciuta dal 29% di gennaio 2020 fino a toccare il 46,6% – nel caso delle piccole imprese – a maggio. Tra giugno e luglio è scesa gradualmente fino al 37,6% (sempre per le imprese di dimensioni minori), ma rimane comunque a livelli ben superiori di quelli pre-Covid.

Il Covid ha penalizzato fortemente anche la nascita delle nuove imprese, ad aprile il numero ha quasi toccato lo zero. Il fenomeno ha colpito soprattutto i settori più esposti alla crisi, al contrario però alcune delle filiere che servono la sanità hanno registrato un incremento. Dopo la fine del lockdown, il numero di nuove imprese è tornato a crescere su base annua, ma questo non ha consentito di recuperare le perdite dei mesi precedenti: complessivamente, il numero di nuove imprese costituite nei primi otto mesi del 2020 è inferiore di circa un quinto a quello dello stesso periodo 2019.

“Queste conseguenze così pesanti potrebbero essere evitate da un rapido ritorno alla crescita e da un piano credibile di rilancio dell’economia italiana, che convinca gli imprenditori a non licenziare e a investire” sottolinea Andrea Mignanelli, AD di Cerved. “Sarà decisivo un impiego efficace delle risorse del Next Generation EU nelle due direttrici di sviluppo che sono al centro dell’agenda europea: digitalizzazione delle imprese e transizione verso un sistema più sostenibile”.

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