martedì, Novembre 24, 2020

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Istat, cresce la ricerca e spinge il Made in Italy

La spesa del 2018 vale 25,2 miliardi, il 6% in più dell'anno prima

Crescono gli investimenti italiani in ricerca e sviluppo, nel 2018 hanno raggiunto i 25,2 miliardi, il 6% in più dell’anno prima. Cresce anche l’incidenza sul Pil, dello 0,06%. Il settore privato garantisce il 63,1% degli investimenti (e lo 0,9% del Pil), ovvero 15,9 miliardi di euro. Lo rileva l’Istat nel report su Ricerca e Sviluppo, evidenziando che nel 2018 il settore vale l’1,43% del Pil, e il Governo punta a raggiungere l’1,53% entro il 2020. Bisogna considerare però che l’obiettivo generale di Europa 2020 chiede di arrivare al 3% entro quest’anno.

Gli investimenti delle imprese aumentano del 7,4%. In particolare, non solo le imprese già impegnate nella ricerca hanno aumentato la spesa, ma poi se ne sono aggiunte anche delle nuove che hanno garantito il 3,9% della spesa complessiva. Analogo l’aumento di spesa da parte del settore pubblico del 7,1%, in positivo anche l’impegno da parte delle Università (+2,6%). Il non profit invece subisce un calo del 2,1%.

Il made in Italy, poi, ha un ruolo determinante negli investimenti: la manifattura garantisce due terzi della spesa, anche se la crescita non raggiunge nemmeno la metà del dato complessivo (si attesta al +5,6%). La produzione di macchinari vale il 12,4%, quella di autoveicoli il 10,2%. Rispetto all’anno precedente, le crescite maggiori si registrano nel settore dei prodotti in metallo (+23,2%) e in alcuni settori del made in Italy, quali l’industria del legno (+21,7%), l’industria tessile (+18,5%), il settore alimentare (+12,4%) e l’industria degli articoli in pelle (+12,2%). Le imprese investono soprattutto in ricerca applicata (10,3 miliardi), anche se il peso di questo segmento cala rispetto all’anno precedente (si attesta al 40,6%, valeva il 42,1% degli investimenti complessivi). Crescono le attività di sviluppo sperimentale di nuovi prodotti e processi (9,5 miliardi), e adesso valgono il 37,6% della spesa totale contro il 35,7% del 2017.

Le piccole imprese investono di più, e aumentano le possibilità di lavoro

Nel settore privato, cresce sempre di più il ruolo delle piccole e medie imprese. Le grandi (con più di 500 addetti) assicurano infatti ancora oltre la metà degli investimenti (per l’esattezza il 51,9%), ma il loro contributo rispetto all’anno precedente si riduce dell’1,3%. Cresce di pari misura quello delle piccole aziende (fino a 59 addetti) e raggiunge il 17,3%, quello delle aziende da 50 a 250 aziende guadagna lo 0,4% e tocca il 20,8%. Le imprese intermedie infine perdono lo 0,3% (e si attestano al 9,9%).

Cresce – oltretutto del 9,1% – anche il numero degli addetti, adesso sono 526.620 (erano 482.703 nel 2017). Cresce in particolare il settore privato (+15,3%), in positivo anche il pubblico (+2%). Il numero di ricercatori cresce del 7,6% (210.419), questa categoria rappresenta adesso il 44,1% degli addetti.

Nel 2018, la classifica delle regioni che spendono di più in ricerca e sviluppo resta stabile: in testa c’è la Lombardia (20,6%), staccate Lazio (13,7%), e Emilia-Romagna (13,0%), quindi Piemonte (11,8%) e Veneto (9,0%). Queste cinque regioni da sole garantiscono oltre il 68% della spesa totale (17,2 miliardi di euro). Poco più di un terzo della R&S è volta nel Nord-ovest, Sud e Isole si attestano a quota del 14,6%.

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