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Istat, nei primi nove mesi 2020 l’Italia perde il 51% dei turisti

Sono 192 milioni le presenze in meno

Il settore italiano del turismo nei primi nove mesi del 2020 ha perso oltre la metà delle presenze a causa della pandemia, e anche i mesi estivi – in cui le misure di contenimento sono state allentate – ha sofferto un netto calo rispetto allo stesso periodo del 2019. A certificare quando il Covid abbia colpito il settore ci pensa l’Istat aggiornando il bollettino sul Movimento Turistico. Complessivamente, nei nove mesi si registra una flessione del 50,9%, con quasi 192 milioni di presenze in meno, con la compagine straniera che cala del 68,6%; ampio anche il calo per i turisti italiani (-23%).

Tra luglio e settembre, il settore ha perso il 36,1% delle presenze (sono state 74,2 milioni in meno), drastico il dato delle presenze straniere (-60,3%), ma anche quelle italiane (-13,8%) mostrano una netta flessione.

Chiaramente, l’Italia non è sola a soffrire: l’Eurostat stima che nei primi 8 mesi dell’anno le strutture ricettive nell’Unione Europea abbiano venduto oltre il 50% di camere in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 (1,1 miliardi di pernottamenti in meno), quindi il calo subito dall’Italia è sostanzialmente nella media.

Il boom del 2019 sembrava proseguire nel 2020

L’Istat però ricorda che il 2019 era stato un anno d’oro per il turismo italiano, che aveva registrato 131,4 milioni di arrivi (+2,6%) e 436,7 milioni di presenze (+1,8%). Il boom era proseguito poi anche a gennaio 2020 (con gli arrivi che erano cresciuti del 5,5%, e le presenze del 3,3%), poi però già a febbraio il mercato ha mostrato i primi riflessi della pandemia (gli arrivi sono calati del 12,0%, e le presenze del 5,8%). Nel pieno dell’emergenza, poi, il crollo delle presenze è stato verticale: -82,4% a marzo, a -95,4% ad aprile e a -92,9% a maggio. Praticamente azzerati gli ospiti stranieri (-98,0% sia ad aprile che a maggio), complessivamente nei mesi del lockdown, il settore ha registrato 74 milioni di presenze in meno (-91,0%). A giugno si è iniziato a vedere qualche timido segnale di ripresa, ma le strutture ricettive hanno accolto appena il 21% degli ospiti registrati un anno prima. Ancora una volta è stata la componente straniera a registrare la contrazione maggiore (-93,1%), ma ovviamente anche quella italiana ha subito un crollo (-63,3%).

Chi ha viaggiato e chi è rimasto a casa

Nei primi nove mesi del 2019 sono calati nettamente anche i viaggi di lavoro effettuati dai cittadini italiani (-59%), in netto calo in particolare i viaggi organizzati in occasione di convegni o seminari (-81,3%). Questo tipo di clientela nello stesso periodo del 2019 aveva assicurato il 13,6% degli arrivi e circa l’8% delle presenze.

Per quanto riguarda i turisti stranieri – registrate nel trimestre estivo del 2020 – i tedeschi si sono confermati i principali clienti delle strutture italiane e hanno assicurato quasi la metà delle presenze (47,4%), seguono Svizzera e Liechtenstein (con una quota dell’8,6%), Paesi Bassi (8,0%), Austria (6,8%) e Francia (5,6%). Praticamente azzerata la compagine proveniente dagli USA – che storicamente è nelle prime tre posizioni – quest’anno ha assicurato appena lo 0,7% delle presenze.

A rischio adesso la stagione invernale

Le grandi città sono quelle che soffrono maggiormente, nei 9 mesi subiscono un calo del 73,2% (nel 2019 avevano assorbito circa un quinto delle presenze italiani). I comuni a vocazione culturale, storico, artistica e paesaggistica perdono il 54,9%; quelli con vocazione marittima il 51,8%. I comuni a vocazione montana, invece, registrano un calo inferiore alla media nazionale (-29,3%). Questi ultimi, tuttavia, sono quelli che rischiano di subire maggiormente il contraccolpo delle nuove restrizioni.

Lo scorso anno infatti, da ottobre 2019 a febbraio 2020, il turismo invernale ha mobilitato 95,2 milioni di presenze, il solo mese di dicembre ne ha contate 17,7 milioni, ovvero il 18,5% del periodo. Numeri che probabilmente quest’anno verranno “fortemente ridimensionati”.

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