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La Patrimoniale si può applicare alle aziende?

La applicano già diversi Paesi europei, in Italia servirebbe a controllare il debito pubblico

Le tasse patrimoniali in genere non vanno mai a gravare sulle aziende ma colpiscono i patrimoni anche dei singoli imprenditori. In questi giorni, in piena emergenza pandemia, si torna a parlare con molta insistenza dell’applicazione di una tassa patrimoniale per ridistribuire la ricchezza e arginare il fluire continuo del debito pubblico che proprio in questi giorni ha toccato cifre record.

In Italia al momento non è in vigore alcuna tassa patrimoniale mentre è già in vigore in alcuni Paesi europei. Ad esempio in Spagna sono le regioni a decidere se applicare o meno un’imposta sui patrimoni. Il prelievo viene determinato in genere nella misura massima del 2,5% sul patrimonio complessivo dei cittadini, con esclusione dei beni di impresa, pensioni e terreni. In Svizzera vengono invece colpite dalle tasse patrimoniali le liquidità dei conti correnti fino ad un massimo addirittura del 9%. In Francia si applica invece un prelievo che oscilla dallo 0,5 al 1,5% sui beni immobili per patrimoni del valore superiore agli 1,3 milioni di euro.

In Italia fece scalpore la decisione di prelevare forzosamente un una tantum nel 1992 dopo il crollo della lira. Per anni gli italiani hanno pagato anche l’Imu, l’imposta municipale unica sulla prima casa che poi è stata cancellata, mentre è rimasta in vigore l’Imu per le seconde case. Lo scudo del Recovery Fund, al momento, ci mette al riparo dal ritorno di una nuova patrimoniale anche se ipoteticamente rimane ancora una strada da percorrere soprattutto se la pandemia dovesse continuare a condizionare l’andamento dell’economia.

La tassa patrimoniale si configura come un provvedimento fiscale che prevede l’applicazione di un’imposta sul patrimonio. Si tratta di una misura estrema che viene applicata quando si verifica un’emergenza che grava sui conti pubblici. E’ un’imposta che non colpisce i redditi da lavoro, ma solo il patrimonio mobiliare e immobiliare di ogni contribuente. Le imposte patrimoniali possono essere periodiche (se devono essere versate con cadenza regolare) oppure una tantum come nel caso dei prelievi forzosi sui conti correnti. Può essere anche fissa se l’entità non dipende dal patrimonio del contribuente o variabile se l’importo cambia in ragione del valore complessivo del patrimonio del contribuente. In genere questo tipo di imposte prevedono una franchigia, cioè una soglia minima di patrimonio oltre il quale viene applicata.

Anche il prelievo forzoso sui conti correnti dei contribuenti si configura come una tassa patrimoniale una tantum che viene applicata senza alcun consenso da parte del correntista. Ma mentre la patrimoniale colpisce e grava sul patrimonio, il prelievo forzoso grava solamente sulla disponibilità di liquidita all’interno del conto corrente.

In passato, lo stato italiano ha applicato una patrimoniale per fronteggiare vere e proprie emergenze economiche. Nel 1992, ad esempio, lo stato italiano riuscì a racimolare 8mila miliardi di lire non avendo altra scelta per fronteggiare il forte squilibrio nella bilancia commerciale che causò la svalutazione della lira. Si trattò di uno dei momenti più critici per l’economia italiana dal dopoguerra.

Tassa patrimoniale: alcuni esempi di calcolo

La patrimoniale può essere fissa o variabile. Le tasse che gravano sul patrimonio mobiliare colpiscono conti correnti, depositi bancari, certificati di deposito, libretti e buoni fruttiferi. Nel 1992 venne applicata una aliquota dello 0,6%. Per fare un esempio, se sul nostro conto corrente sono versati 10 mila euro, il prelievo sarà di 60 euro. Nel caso di imposta patrimoniale, se viene applicata una aliquota dello 0,2% sull’intero patrimonio immobiliare e il contribuente possiede beni per 1 milione di euro, dovrà versare 2 mila euro all’erario.

In genere le tasse patrimoniali sono una tantum e sono applicate per ovviare ad alcune emergenze, ma nulla vieta che possano rimanere fisse per diversi anni. Nel 1992 l’allora Isi (Imposta straordinaria immobiliare) diventò ordinaria e nel 1993 fu sostituita dall’Ici (imposta comunale sugli immobili). Al momento si tratta solo di supposizioni e non vi sono indiscrezioni fondate che attestino l’imminente introduzione di imposte patrimoniali o di prelievi forzosi.

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