martedì, Novembre 24, 2020

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L’Antitrust indaga su Google, Apple e Dropbox

Per l'AGCM, clienti costretti a accettare l'utilizzo dei dati a fini commerciali

Google, Apple e Dropbox finiscono sotto la lente di ingrandimento dell’Antitrust italiano, l’ipotesi è che con i servizi di cloud storage abbiano intrapreso delle pratiche commerciali scorrette e abbiano violato la Direttiva sui diritti dei consumatori, visto che hanno inserito delle clausole vessatorie nelle condizioni contrattuali. Lo afferma la stessa Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, precisando di aver aperto in totale sei istruttorie.

Google e Apple (rispettivamente con Google Drive e con iCloud) non avrebbero specificato chiaramente – o comunque avrebbero fornito informazioni inadeguate – sul fatto che avrebbero raccolto e utilizzato i dati forniti dal cliente per fini commerciali. Avrebbero inoltre condizionato il comportamento degli utenti, dal momento che non avrebbero consentito di esprimere alcun consenso sulla raccolta e sull’utilizzo dei dati personali.

Oltre a queste contestazioni, a Dropbox si imputa anche di non aver fornito in maniera chiara e immediatamente accessibile le informazioni su come esercitare il diritto recesso o quello di ripensamento. Inoltre, non avrebbe consentito agli utenti di ricorrere agevolmente a meccanismi extra-giudiziali per risolvere le controversie.

Tutte e tre le società, inoltre, avrebbero inserito una serie di clausole vessatorie nelle condizioni contrattuali. Ad esempio, si sarebbero riservate un’ampia facoltà di sospendere e interrompere il servizio o di modificare unilateralmente i termini del contratto; avrebbero imposto l’esonero da ogni responsabilità anche qualora avessero perso documenti conservati sul cloud dell’utente; avrebbero imposto la prevalenza della versione inglese del contratto rispetto a quella in italiano.

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