lunedì, Novembre 23, 2020

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L’Antitrust italiano apre un’istruttoria su Google

L'accusa è di abuso di posizione dominante nella raccolta pubblicitaria su web

Anche l’Antitrust italiano apre un’istruttoria su Google per abuso di posizione dominante, e invia anche i militari della Guardia di Finanza a effettuare delle ispezioni nelle sedi della compagnia. Solo alcuni giorni fa, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha avviato un’indagine analoga. L’Authority italiana contesta al colosso di Mountain View di aver raccolto attraverso le varie applicazioni un’ingente mole di dati dei consumatori, e così avrebbe acquisito una posizione dominante nel settore della raccolta pubblicitaria via web che impedisce alle altre compagnie di competere. E tutto questo avrebbe finito con il penalizzare anche i consumatori.

In particolare si punta a accertare come la compagnia abbia utilizzato i dati per l’elaborazione delle campagne pubblicitarie di display advertising, lo spazio che editori e proprietari di siti web mettono a disposizione per l’esposizione di contenuti pubblicitari. “Google” spiega l’Antitrust, “sembrerebbe aver posto in essere una condotta di discriminazione interna-esterna, rifiutandosi di fornire le chiavi di decriptazione dell’ID Google ed escludendo i pixel di tracciamento di terze parti. Allo stesso tempo avrebbe utilizzato elementi traccianti che consentono di rendere i propri servizi di intermediazione pubblicitaria in grado di raggiungere una capacità di targhettizzazione che alcuni concorrenti altrettanto efficienti non sono in grado di replicare“.

Normalmente, gli inserzionisti, le agenzie e gli intermediari pubblicitari utilizzano i cookie – inserendoli nei banner e nei pop-up di un sito web – per tracciare le preferenze dei consumatori e personalizzare così le campagne successive. Google tuttavia, secondo l’Antitrust, utilizzerebbe tutte le applicazioni che ha messo sul mercato per ricostruire il profilo degli utenti. Sotto inchiesta sono così finiti Android (che è il sistema operativo installato sulla maggior parte degli smartphone utilizzati in Italia), i browser Chrome che vengono utilizzati sia su mobile sia su PC, i servizi di navigazione Google Maps e Waze, e le varie applicazioni legate alla Google ID (gmail, drive, docs, sheet, Youtube).

L’impatto sul mercato della raccolta pubblicitaria è notevole, visto che l’online rappresenta la seconda fonte di ricavi per il settore dei media. Nel 2019 ha raggiunto un fatturato di oltre 3,3 miliardi (pari al 22% delle risorse del settore dei media), e il solo display advertising assicura oltre la metà del settore, 1,2 miliardi.

Ma questa condotta può finire per penalizzare anche i consumatori. In un mercato dove non c’è libera concorrenza, i produttori di siti web e gli editori potrebbero non essere in grado di reperire risorse adeguate, e di conseguenza la qualità dei contenuti pubblicati potrebbe risentirne. Inoltre, il fatto che vi sia una minore competizione, e che la selezione non avvenga sulla base dei meriti, potrebbe scoraggiare gli investimenti per sviluppare tecnologie e tecniche pubblicitarie meno invasive.

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