martedì, Novembre 24, 2020

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Nella Moda italiana lavorano 472mila addetti, prima in UE

Confartigianato: Gli investimenti raggiungono gli 1,1 miliardi l'anno, traineranno la ripresa

L’Italia si conferma leader nell’UE nel comparto della Moda: il settore dà lavoro a 472mila addetti: non solo è il primo paese dell’Europa a 27 per occupazione nei settori del tessile, abbigliamento e pelli, ma stacca di diverse lunghezze i partner comunitari. La struttura imprenditoriale della moda italiana infatti è costituita sostanzialmente da micro e piccole imprese, diffuse su tutto territorio. La maggior parta si concentra ovviamente nel quadrilatero italiano della Moda (Toscana, Marche, Emilia Romagna, Veneto e Lombardia) che da solo – come emerge dal report “Micro e piccole imprese della Moda, tra crisi Covid-19 e lenta ripresa”, pubblicato da Confartigianato – in termini di occupazione supera del 25,6% le omologhe imprese di Spagna, Germania e Francia messe insieme.

L’Associazione evidenzia che – alla fine dell’estate, prima che il livello dei contagi riprendesse a salire in tutto il mondo – il settore della Moda ha registrato chiari segnali di ripresa: ad agosto 2020 il calo tendenziale della produzione è stato quasi completamente assorbito, e gli ordinativi hanno registrato un aumento del 12,9%, superiore alla crescita del 6,1% della media del manifatturiero. Gli effetti della crisi legata al Covid-19 sono però pesanti: nei primi 8 mesi del 2020, le imprese del settore registrano un calo del fatturato del 25,9%, un dato nettamente superiore (quasi dieci punti in più) della media del manifatturiero (il calo medio è del 16,1%).

Nonostante questo dato, però, per il futuro prevale l’ottimismo. L’Associazione sottolinea che le imprese della Moda, in media negli ultimi anni, hanno effettuato investimenti di 1.108 milioni di euro all’anno. Il trend proseguirà anche in questa fase e – assieme alle risorse messe in campo sia a livello nazionale, sia a livello comunitario – faciliterà la ripresa. Ci sono poi altri punti di forza su cui il settore può fare affidamento nella complessa fase di recupero: la crescente qualità del made in Italy, con il valore intrinseco delle esportazioni che cresce del 6,2% a fronte di un aumento dell’1,2% dei prezzi, la capacità di innovare, con il 46,8% delle imprese del settore che svolgono attività di ricerca e l’orientamento green, fondato su quasi due terzi (62,8% del totale) delle micro e piccole imprese che svolgono una o più azioni finalizzate a ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività.

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