martedì, Ottobre 27, 2020

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Bankitalia: nuovo record del debito pubblico, 2.578,9 miliardi

FMI, in Italia crescerà del 30%, ma non si può rinunciare alle misure di sostegno

Il debito pubblico italiano fissa un nuovo record negativo, a agosto tocca infatti i 2.578,9 miliardi di euro, vale a dire 18,3 miliardi in più di luglio. Come spiega la Banca d’Italia, pesa soprattutto l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (depositi presso la Banca d’Italia, fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e impieghi della liquidità) che cresce di 16,8 miliardi, il totale va così a 100,7 miliardi), mentre il fabbisogno del mese incide per 1,6 miliardi. Una piccola boccata di ossigeno arriva invece da scarti e premi all’emissione e al rimborso, dalla rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e dalle fluttuazioni dei tassi di cambio: tutte queste voci insieme riducono il debito di 0,1 miliardi.

Per quanto riguarda la ripartizione tra i settori, il debito delle Amministrazioni centrali subisce un aumento di 19,1 miliardi, mentre quello delle Amministrazioni locali cala di 0,8 miliardi. Sostanzialmente invariato il livello degli enti previdenziali.

L’Italia sarà uno dei Paesi che quest’anno subirà il maggiore aumento del debito pubblico, insieme a Giappone e Spagna. Secondo il Fondo monetario internazionale, questi Stati registreranno una crescita attorno al 30%. Ma le ripercussioni della crisi saranno pesanti anche per gli USA, per i quali si stima un aumento del debito del 20%. Lo stesso FMI tuttavia riconosce che le misure messe in campo dai Governi per fronteggiare la crisi siano necessarie. “Sebbene i debiti pubblici stiano raggiungendo livelli elevati, è fondamentale non rinunciare troppo presto alle misure di sostegno”. Anche perché una fetta consistente di aziende rischia di fallire, e questo comprometterebbe anche il mercato del lavoro.

Il Fondo Monetario, però, chiede anche un maggiore impegno per contrastare l’evasione fiscale, e un cambio di passo nei sistema impositivo, in modo da tassare maggiormente i soggetti e le aziende con maggiori disponibilità: “Questi interventi aiuterebbero a sostenere quei servizi essenziali, come la sanità e le reti di assistenza sociale, visto che la crisi ha colpito in maniera più incisiva le fasce più povere della società”.

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