lunedì, Ottobre 19, 2020

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Crolla la produzione di olio Made in Italy, secondo le stime nel 2020 ne è stato prodotto il 26% rispetto all’anno precedente, poco più di 366mila tonnellate. Come sottolinea il Centro Studi di Confagricoltura, pesa soprattutto la battuta d’arresto sofferta dalla Puglia, che da sola produce oltre la metà dell’olio italiano. Cresce invece l’importanza delle produzioni del Centro Nord, anche se l’incidenza sul totale nazionale è ancora contenuta, si aggira intorno al 20%.

L’Italia non è comunque l’unica a soffrire: il Portogallo perde il 35% della produzione e la Grecia il 25%. In crescita al contrario la Spagna (che oltretutto mette a segno una crescita del 27%) che in questo modo consolida la sua leadership. Il dato spagnolo inoltre compensa ampiamente i cali registrati da Italia, Portogallo e Grecia, in questo modo il bilancio produttivo europeo si chiude con una crescita del 5% sul 2019.

L’olio italiano comunque si conferma di ottima qualità e, quando viene esportato, spunta quotazioni relativamente elevate. Il prezzo medio è di 4,84 dollari al chilo, il 59% in più di quello spagnolo (3,05 dollari al chilo). Quotazioni più alte le spunta solo l’olio francese che raggiunge i 6,59 dollari al chilo. In termini di volumi, però, la Spagna da sola garantisce il 45% delle esportazioni e raggiunge un giro d’affari di quasi 3,28 miliardi di dollari l’anno. L’Italia si ferma al 15%, per un valore complessivo di 1,46 miliardi.

Circa la metà delle esportazioni italiane vengono assorbite da quattro Paesi. In testa ci sono gli Stati Uniti, il cui mercato raggiunge i 420milioni di euro e rappresentano il 32% del totale dell’export italiano. Seguono la Germania (168 milioni di euro, pari al 12,8%), il Giappone (105 milioni, 8%) e la Francia (97 milioni, pari al 7,4%).

Confagricoltura lancia l’allarme sulla concorrenza di olii comunitari ed extracomunitari di bassa qualità, che vengono quindi venduti a prezzi bassissimi. Di conseguenza degli enormi quantitativi di olio italiano restano in giacenza nei frantoi. L’associazione chiede quindi di “avviare politiche efficaci di promozione per incrementare la domanda di olio EVO nazionale in Italia e sui mercati internazionali”. Servono in particolare “politiche mirate che puntino sulla qualità del prodotto, il cui valore va comunicato in modo efficace, per essere recepito dal consumatore”.

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